domenica 15 giugno 2014
Milanesi non si nasce
E quando arriveremo, se arriveremo, sapremo essere all'altezza dei nostri sogni. Perché, ora, li abbiamo collocati più in basso della luna.
Ci siamo scoperti uomini.
Il vitello d'oro era falso. Falsi e tutti uguali i profeti del Potere.
Ora ne siamo consapevoli.
Dietro di noi il vuoto.
Davanti la luna.
Seguiamone i raggi d'argento.
Anche se il cammino è lungo, il fardello non pesa.
Il tempo dissolve i miti, ma l'utopia rimane. A sostenere i nostri passi che sembrano condurre indietro e invece ci portano in avanti, verso un rapporto più cosciente tra noi e la realtà.
(Vito Piazza)
Che iddio ti cerry!
mercoledì 19 marzo 2014
Roberto Bolano
“E cos’è che impararono gli allievi di Amalfitano? Impararono a
recitare a voce alta. Mandarono a memoria le due o tre poesie che più
amavano per ricordarle e recitarle nei momenti opportuni: funerali,
nozze, solitudini. Capirono che un libro era un labirinto e un deserto.
Che la cosa più importante del mondo
era leggere e viaggiare forse la stessa cosa, senza fermarsi mai. Che
una volta letti gli scrittori uscivano dall’anima delle pietre, che era
dove vivevano da morti, e si stabilivano nell’anima dei lettori, come in
una prigione morbida, ma che poi questa prigione si allargava o
scoppiava. Che ogni sistema di scrittura è un tradimento. Che la vera
poesia vive tra l’abisso e la sventura e che vicino a casa sua passa la
strada maestra dei gesti gratuiti, dell’eleganza degli occhi e della
sorte di Marcabruno. Che il principale insegnamento della letteratura
era il coraggio, un coraggio strano, come un pozzo di pietra in mezzo a
un paesaggio lacustre, un coraggio simile a un vortice e a uno specchio.
Che leggere non era più comodo che scrivere. Che leggendo si imparava a
dubitare e a ricordare. Che la memoria era l’amore.”
I dispiaceri del vero poliziotto, traduzione di Ilide Carmignani, Adelphi 2011.
Che iddio ti cerry!
I dispiaceri del vero poliziotto, traduzione di Ilide Carmignani, Adelphi 2011.
Che iddio ti cerry!
lunedì 17 marzo 2014
Mobbidì
Sta'tento che quandarriva Mobbidì…
Mobbidì! Mobbidì! Mobbidì!
Terribile e magnetico Mobbidì mi spetava tutte le volte che
restavo solo, per andare incontro al gran mare sconfinato del sonno. Mi staccavo
dalla riva sicura della giornata, levavo l’ancora di mammapapà, e sulla barchetta
mia di già fradici fogli, portavo me e, in goccia di petrolio, le parole ancora
da capire, che andavano a confondersi e a mischiarsi nel gran vaso nero della
notte. E’ allora che pregavo, pregavo sì, nelle poche parole succhiate di
petrolio, fattosi inchiostro e conoscenza, pregavo il sonno di ritardare almeno
finché lui potesse giungere. Lui, o forse lei, Mobbidì! Quand’ero fortunato, o
forse, quando le mie preghiere venivano esaudite, arrivava Mobbidì, bianca, si
stagliava immensa e allora sì che, adorandola, erano gran notti.
Di giorno invece… dov’era Mobbidì? Possibile che non ci
fosse? Dove andava a nascondersi? Dove salpare? Dove dirigere la mia barchetta a petrolio?
…Poi ho capito… è stato quando mammapapà ha comprato il mobile nuovo della sala.
Enorme, maestoso, altissimo e soprattutto nero, completamente. Ecco il segreto:
Mobbidì, bianca di notte, non poteva che essere nera di giorno. Fu così che
nonostante gli avvisi e le istruzioni di mammapapà, che il mobile nuovo era
pericoloso, che non avrei dovuto nemmeno avvicinarmici, che era pesantissimo e
che soprattutto non dovevo salirc…ci salii:
Mobbidiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!
Crash… Pfinc… Brun... Splesh… Crash…
Volevo solo darti un bacio Mobbidì…
pazzesco il servizio per
gli ospiti che tenevi in pancia Mobbidì!
Michael Bardeggia
Che iddio ti cerry!
domenica 16 marzo 2014
A scola da la terra
i vo a scola da la terra
l’istete me ciadormento sopre
per scoltà ncla schiena
i semi e i morti
ch’enno la stessa cosa
ldialetto ldiceva lmi babbo
e lmi babbo
ce lò ncorpo
si fo cadé la lengua nterra
m’esce
déteme l’èria pe scrive
la carta bella lassatla ta lori
ta me lvento me basta
(Anna Maria Farabbi)
Gabriel Pacheco
Che iddio ti cerry!
giovedì 6 marzo 2014
Very blind
Quello che facevo io non c'entrava niente con la scena musicale del momento. Ma non scorderò mai cosa imparai da ragazzino, quando lassie fratello Rey, l'auto di Carlo: you mast somtin secial (not 50) echettelodicoaffare...
Che iddio ti cerry!
Che iddio ti cerry!
sabato 1 marzo 2014
Epitaffio
Nonostante l’età che avanzava e nonostante qualcuno, purtroppo fra
quelli che considerava amici, provò a fargli qualche scherzo da prete,
non volle smettere di saltellare sulla vita come un bambino.
Che iddio ti cerry!
Iscriviti a:
Post (Atom)


