Per Gaetano e Agostino e tutti gli altri...
Che iddio ti cerry!
domenica 3 marzo 2013
giovedì 28 febbraio 2013
martedì 26 febbraio 2013
sabato 23 febbraio 2013
Una lettera
"Mamma, con quale animo hai potuto fare questo? Non ho
più pace da quando mi hanno comunicato, che tu hai presentato domanda di grazia
per me. Se tu potessi immaginare tutto il male che mi hai fatto ti pentiresti
amaramente di aver scritto una simile domanda.
Debbo frenare lo sdegno del mio animo, perché sei mia madre
e questo non debbo mai dimenticarlo. Dimmi mamma, perché hai voluto offendere
la mia fede? Lo sai bene, che è tutto per me, questa mia fede, che ho sempre
amata tanto. Tutto me stesso ho offerto ad essa e per essa con animo lieto ho
accettato la condanna e serenamente ho sempre sopportato la prigionia. E'
l'unica cosa di veramente grande e puro, che io porti in me e tu, proprio tu,
hai voluto offenderla così? Perché mamma, perché? Qui nella mia cella di
nascosto, ho pianto lacrime di amarezza e di vergogna - quale smarrimento ti ha
sorpresa, perché tu abbia potuto compiere un simile atto di debolezza?
E mi sento umiliato al pensiero che tu, sia pure per un solo
istante, abbia potuto supporre che io potessi abiurare la mia fede politica pur
di riacquistare la libertà. Tu che mi hai sempre compreso, che tanto andavi
orgogliosa di me, hai potuto pensare questo? Ma, dunque, ti sei improvvisamente
così allontanata da me, da non intendere più l'amore, che io sento per la mia
idea?
Come si può pensare, che io, pur di tornare libero, sarei
pronto a rinnegare la mia fede? E privo della mia fede, cosa può importarmene
della libertà? La libertà, questo bene prezioso tanto caro agli uomini, diventa
un sudicio straccio da gettar via, acquistato al prezzo di questo tradimento,
che si è osato proporre a me.
Nulla può giustificare questo tuo imperdonabile atto.
Lo so, più di te sono colpevoli coloro che ti hanno
consigliata di compierlo. Vi sono stati spinti dall'amicizia che per me sentono
e dalla pietà che provano per le mie condizioni di salute?
Ma pietà ed amicizia diventano sentimenti falsi e
disprezzabili, quando sanno compiere simili azioni. Mi si lasci in pace, con la
mia condanna, che è il mio orgoglio e con la mia fede, che è tutta la mia vita.
Non ho chiesto mai pietà a nessuno e non ne voglio. Mai mi
sono lagnato di essere in carcere e perché, dunque, propormi un così vergognoso
mercato?
E tu povera mamma ti sei lasciata persuadere, perché troppo
ti tormenta il pensiero, che io non ti trovi più al mio ritorno. Ma dimmi,
mamma, come potresti abbracciare tuo figlio, se a te tornasse macchiato di un
così basso tradimento? Come potrei viverti vicino, dopo aver venduto la mia
fede, che tu hai sempre tanto ammirata?
No, mamma, meglio che tu continui a pensarlo qui, in
carcere, ma puro d'ogni macchia, questo tuo figliuolo, che vedertelo vicino
colpevole, però, d'una vergognosa viltà.
Che male ho fatto per meritare questa offesa?
Forse ho peccato di orgoglio, quando andavo superbo di te,
che con fiera rassegnazione sopportavi il dolore di sapermi in carcere. E ne
parlavo con orgoglio ai miei compagni. E adesso non posso più pensarti, come
sempre ti ho pensata: qualche cosa hai distrutto in me, mamma, e per sempre.
E' bene che tu conosca la dichiarazione da me scritta
all'invito se mi associavo alla domanda da te presentata. Eccola:
"La comunicazione, che mia madre ha presentato domanda
di grazia in mio favore, mi umilia profondamente. Non mi associo, quindi, ad
una simile domanda, perché sento che macchierei la mia fede politica, che più
d'ogni altra cosa, della mia stessa vita, mi preme."
Per questo mio reciso rifiuto la tua domanda sarà respinta.
E adesso non mi rimane, che chiudermi in questo amore, che porto alla mia fede
e vivere di esso. Lo sento più forte in me, dopo questo tuo atto.
E mi auguro di soffrire pene maggiori di quelle sofferte
sino ad oggi, di fare altri sacrifici, per scontare io questo male che tu hai
fatto. Solo così riparata sarà l'offesa, che è stata recata alla mia fede ed il
mio spirito ritroverà finalmente la sua pace. Ti bacio, tuo Sandro.
P.S. Non ti
preoccupare della mia salute, se starai molto priva di mie lettere.
Che iddio ti cerry!
Che iddio ti cerry!
martedì 12 febbraio 2013
Vabbè...
A questo punto potrei anche smettere.
Dialogo:
- Ta pias?
- L'è bel! Chi là fat? Ti?
- No, Carmelo Bene.
...
Che iddio ti cerry.
Dialogo:
- Ta pias?
- L'è bel! Chi là fat? Ti?
- No, Carmelo Bene.
...
Che iddio ti cerry.
sabato 9 febbraio 2013
Indiana Gions
LE COLONNE X DI VIA LARIO
Utilità nessuna, sembra. Troppo distanti per fungere da pali di una porta da calcio, troppo lisce e strette per appenderci i manifesti. Eppure si ritrovano lì e una ragione ci sarà, evocativa, monumentale, non so.
Inizio a investigare nei paraggi, desideroso di scoprirne la storia e chissà, il nome di battesimo: in fondo son gemelle pure loro. Tra le raffiche di “boh” e “abito altrove” spiccano a fine giornata le versioni di cinque “isolani da sempre”, tutte contrastanti.
Ipotesi 1, isolano documentato. “Ho letto opuscoli, ho parlato con studiosi. Sostenevano una vecchia porta di accesso a Milano, dove avvenivano controlli pre-doganali”.
Ipotesi 2, isolana forcaiola. “Un tempo ci legavano ai polsi le coppie di molesti litiganti che a suon di risse e spargimenti di veleni minavano la tranquillità della zona. I due erano costretti a stare lì e a far pace discutendo, dopo ore di insulti e sputi. Guardi che servirebbe ancora eh”.
Ipotesi 3, isolana strutturista. “Colonne antiche? Medioevo? Bufale! Le hanno costruite 30 anni fa insieme ai palazzi, per riequilibrare il terreno”.
Ipotesi 4, isolano in sella. “Hai presente il circuito a forma di ‘8’ che eseguono i motociclisti durante l’esame per la patente? Ne ho visti molti che vengono a esercitarsi qui girando intorno alle due colonne”.
Ipotesi 5, isolano apocalittico. “Macché, servono a misurare le inondazioni del Seveso, che passa qui sotto interrato. Perché ne han fatte due? Beh, metta che una crolli con la piena…”
Che iddio ti cerry!
lunedì 1 ottobre 2012
E beffeggiamo il giorno di sorrisi
Chi l'avrebbe mai detto... nel songbook di Cocciante?
Grazie a Danio che me l'ha fatta ascoltare.
Grazie a Danio che me l'ha fatta ascoltare.
A te che, incauta, una notte me l'hai chiesto...
Resta con me
Ascolta il tempo che si è addormentato
Ho chiuso gli occhi come un bambino
Da fuori il mondo che si è già fermato
E' solo un'ombra stesa sul cuscino
Da mille anni sto aspettando il tuo viso
Da troppo tempo cerco le tue mani
Da troppe notti sogno il tuo sorriso
Adesso dici finirà domani
Resta con me
Io ti condurrò per mano
A scoprire le parole di vetro
Che il vento scrive tra i giardini del nord
E non torna più indietro
Resta con me
Quando bussa alla porta
La notte con il suo mantello nero
E il vento scricchiola attraverso i muri
Ci sembra quasi che frantumi il cielo
Resta con me
Per stupirmi ogni giorno
Per violentare le mie squallide notti
Notti perdute dentro a un'osteria,
Io e la mia poesia
Resta con me
La mia strana pazzia, indispensabile follia
Resta con me
Resta con me
Con i miei occhi così disperati
Arrossati da troppi uragani
Da troppo vino, da troppi amori
Senza speranza, senza mai domani
Resta con me
A cancellare le ingiurie
Che il tempo scrive sopra i nostri visi
Come graffiti di un metrò lontano
E beffeggiamo il giorno di sorrisi
Resta con me
A spiare cosa fa il rumore
Quando il silenzio lo scaccia lontano
E resta solo il tempo per l'amore
L'amore stretto qui nella mia mano
Resta con me
A tormentare anche il cielo
Che a volte sputa sulla mia poesia
E vende amore solo a borsa nera
Quando il sole va via
Resta con me
A guardare il mio cuore
Cadere a pezzi sopra il pavimento
Sembra una stella, una stella che muore
Sbriciolata dal vento
Resta con me
Ogni ora, ogni giorno
Fino alla fine del tempo e del mondo
Resta con me
Ogni ora, ogni giorno
Fino alla fine del tempo e del mondo
Resta con me
Che iddio ti cerry!
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