giovedì 9 giugno 2011

Pazzesco!

Di una canzone che amo da sempre non avevo ancora mai visto il video: bellissimo!
Sarà che mi piace così tanto il pezzo che anche un monocromo nero mi sarebbe andato bene? Sticazzi...
Ecco il risarcimento per tutti questi anni di fottuta ignoranza visiva


Che iddio ti cerry!

domenica 5 giugno 2011

Nel segno della continuità


  Alla festa per il matrimonio della figlia di uno dei boss più in vista della provincia agrigentina l’ospite d’onore si fa largo tra gli altri invitati per abbracciare e baciare il padre della sposa. È un giovane avvocato venticinquenne, astro nascente della politica siciliana. Si chiama Angelino Alfano e diventerà in pochi anni ministro della Giustizia. Ma oggi che Berlusconi lo vorrebbe incoronare suo vice nessuno lo ricorda.


«Il padre di Angelino Alfano mi ha chiesto voti per il figlio». A parlare, Giovanni Alongi, boss della famiglia mafiosa di Aragona. Almeno secondo il racconto di Ignazio Gagliardo, un pentito di mafia di Agrigento. Il 12 marzo 2009 i pm di Palermo lo interrogano nell’ambito della nuova inchiesta per mafia sull’ex governatore siciliano Tòtò Cuffaro, oggi in carcere per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. Il pentito racconta, e fa i nomi. Anche nomi eccellenti che i pm non si aspettavano di dovere ascoltare. Parla anche del Ministro della Giustizia in carica, che oggi Berlusconi vorrebbe promuovere segretario del suo partito.

In carcere era un giorno qualunque, uguale a tutti gli altri. I boss, nelle loro celle, giravano i canali del televisore, finché vennero tutti sopresi dalle stesse immagini. E soprattutto dalle stesse parole. Davanti ai loro occhi il nuovo Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, parlava di mafia e antimafia con i suoi soliti ritornelli retorici che chiunque lo abbia sentito parlare almeno una volta conosce a memoria: “Un tempo bisognava dire di essere antimafiosi, oggi bisogna esserlo con i fatti”, “Giovanni Falcone è l’eroe e l’esempio cui ci dobbiamo ispirare” perché la mafia, com’è noto, “fa schifo”. I boss, abituati dal governo Prodi a un ministro della Giustizia che con i mafiosi prima fa il testimone di nozze e poi tratta, come dimostrano le intercettazioni pubblicate da AgoraVox, tramite i suoi collaboratori al Ministero, non ci stanno. E quando s’incontrano per l’ora d’aria, esprimono tutto il loro risentimento per la presa di distanza del nuovo Ministro. «È un pezzo di merda», dicono. «Ora facciamo schifo ma non lo facevamo prima, quando ci chiedevano voti». Finché a sua difesa non interviene Alongi. «A questo putno – racconta Gagliardo – Giovanni Alongi, rappresentante della famiglia di Aragona, disse: “Il padre di Angelino mi ha chiesto voti per Angelino. Anche il padre di Alfano era un politico”». 

Queste dichiarazioni non sono mai state riscontrate in un processo, e al momento Alfano non risulta nemmeno indagato. Ma questo racconto nelle innumerevoli biografie giornalistiche del nuovo “delfino” berlusconiano che i quotidiani stanno pubblicando in questi giorni è del tutto scomparso. Meglio ripiegare su più accomodanti agiografie come quelle stilate dal Giornale (“Angelino, il primo della classe che ha bruciato tutte le tappe”) o dal quotidiano indipendente La Stampa: “Sposo ideale, figlio ideale, genero ideale, e poi deputato ideale, alleato ideale, avversario ideale fino a ministro e segretario ideale. C’è qualcuno a cui non piaccia Angelino Alfano?” E giù una lenzuolata di motivi per cui Alfano “piace” (perché ha “il piglio”, perché ha fascino, “perché non esibisce il vizio e di conseguenza non è tenuto a esibire la virtù”, perché “si mantiene in forma”, perché piace e basta). Poi, a sorpresa, l’agiografo morde: “Se poi qualcuno insinua, ché la mano sbagliata capita sempre di stringerla, si addolora virilmente”. Di quali mani si stia parlando ai lettori della Stampa non è dato sapere, così come a tutti gli altri lettori di giornali. 

Eppure una mano sbagliata, di quelle da cui a tutti i costi bisognerebbe stare lontani, Alfano l’ha stretta. È la mano del capomafia di Palma di Montechiaro, Croce Napoli, morto ormai da dieci anni. O meglio, la guancia. Perché il boss Alfano l’ha anche baciato. E stavolta non c’entra il racconto de relato di un mafioso in carcere: a inchiodare il ministro c’è un filmato. 

Era l’estate del 1996, l’anno in cui il neo-delfino del Cavaliere ottenne quasi novemila voti alle regionali, risultando il primo dei non eletti. Si sposava la figlia del boss e Alfano era l’ospite d’onore. In una videocassetta del matrimonio lo si vede baciare il padre della sposa. Dopo il taglio della torta, Alfano si fa avanti con in mano il suo regalo di nozze, tra i saluti ossequiosi dei presenti, verso gli sposi. Prima bacia loro, poi abbraccia e bacia il capomafia padre della sposa. Tutto filmato e documentato. Interpellato sui fatti, Alfano prima negò tutto, dicendo di non ricordare e minacciando i giornalisti («attenti a pubblicare notizie del genere»). Poi, dopo ventiquattro ore, uscita la notizia, recuperò la memoria: «Adesso ricordo, (…) ricordo di esserci stato, ma su invito dello sposo e non della sposa». Racconta che non conosceva la sposa e «men che meno suo padre» della cui identità «non conoscevo nemmeno l’esistenza». Dunque «non ho nulla di cui giustificarmi», e via con il solito copione del ragazzo antimafioso «dai tempi del liceo».

Certo, il racconto di un pentito non dimostra affatto una collusione mafiosa tra Alfano e Cosa nostra, né tantomeno un bacio dato a un boss forse per caso. Ma dell’opportunità di ricoprire le cariche di Ministro della Giustizia e a breve di segretario del primo partito del Paese (se Berlusconi riuscirà ad aggirarne i regolamenti) alla luce di queste storie occorrerebbe quantomeno discutere. Ma per poterne discutere, prima, bisognerebbe raccontare i fatti.

Che iddio ti cerry!


venerdì 3 giugno 2011

Vasche

Un pesce fuor d'acqua nuotava
Nella trafficata vasca pedonale
Lanciava forte
il suo muto richiamo
Assordava brillanti semafori
Svegliava i cofani e le cofane
Tra spenti fanali
Neanche l'ombra dell'amata scorfana
Non pesce nè flora nè fauno
Nessuno si curava del gridar suo lanciato muto
Finchè una striscia pedonale
con tipica arroganza
di chi pedon fra pedoni è maggioranza
Si alzò e lo andò a incartare
mandandolo igienicamente a cagare

Che iddio ti cerry!

giovedì 2 giugno 2011

Moonwalken

Do you know Christopher Walken?


Che iddio ti cerry!

El retablo de las maravillas


L'invenzione di far vedere nel quadro ciò che si vole, dietro ricatto d'essere, se non si vede, fortemente manchevole o gravato d'una colpa, non mi sembrò originar da loro. E mi sovvenni allora ch'era la trama comica de l'entremés del celebre Cervantes, intitolato appunto El retablo de las maravillas, giunto di Spagna in questa terra sicola e dai due fanfàni trasferito dalla finzione del teatro nella realitate della vita per guadagnar vantaggi e rinomanza. Io mi chiedei allor, al di là dell'imbroglio di Crisèmalo e Chinigò, nel vedere quei rozzi villici rapiti veramente e trasportati in altri mondi e vani, su alte sfere e acute fantasie, sopra piani di luce e trasparenze, col solo appiglio d'un quadro informe e incomprensibile e la parola più mielosa e scaltra, io mi chiedei se non sia mai sempre tutto questo l'essenza d'ogni arte (oltre ad essere un'infinita derivanza, una copia continua, un'imitazione o impunito furto), un'apparenza, una rappresentazione o inganno, come quello degli òmini che guardano le ombre sulla parete della caverna scura, secondo l'insegnamento di Platone, e credono sian quelle la vita vera, il reale intero, come l'inganno per la follia dolce de l'ingegnoso hidalgo de la Mancha don Chisciotte, che combattè contra i molini a vento presi per giganti, o per furore tragico d'Aiace che fe' carneficina delle greggi credendola d'Atridi, o come l'illusione che crea ad ogni uom comune e savio l'ambiguo velo dell'antica Maya, velo benefico, al postutto e pietoso, che vela la pura realtà insopportabile, e insieme per allusione la rivela; l'essenza dico, e il suo fine il trascinare l'uomo dal brutto e triste, e doloroso e insostenibile vallone della vita, in illusori mondi, in consolazioni e oblii.
Vincenzo Consolo

Che iddio ti cerry!

lunedì 30 maggio 2011

Miracolo a Milano


Adesso si può!
Son stato zitto fino adesso per scaramanzia ma mi son goduto ogni giorno di queste settimane fantastiche... fino a ieri, giornata indimenticabile, festa della Liberazione, sì il 30 maggio è il 25 aprile, almeno quello del 2011 lo sarà per sempre ormai. Anche il calendario sbrocca! E checcazzo!
E pensare che l'arancione è un colore che mi ha sempre fatto cagare, ma devo essere così fottutamente democratico che una maglietta di quel colore nel mio guardaroba c'è (ci sono perfino magliette verdi, nonostante la lega...). Stava lì, pronta, anche se io non lo sapevo, perchè sarebbe venuto il suo momento. E così ieri con una maglietta arancione addosso e un paio di fidati scudieri giunti da lontano si va... prima in libreria, la mia, a seguire i risultati... in pochi all'inizio, ma già col sorriso, quel sorriso che non se ne andrà più, quel sorriso che diventa un distintivo di riconoscimento in giro per tutta la città, un sorriso che accomuna più del colore, più di qualsiasi gesto o bandiera... poi via, appena la vittoria è certa si salutano gli amici della libreria che devono rispettare almeno l'orario di apertura e ci si dà appuntamento in piazza Duomo. Noi si va, li si precede... Sciama la città verso piazza del Duomo, ci si vede, ci si riconosce, si comincia "a far popolo" finchè si sbuca in piazza e... sembra la Liberazione, è la Liberazione, e lo sarà ogni minuto sempre di più. Sentirsi popolo è davvero una bella cosa, e mi accorgo che così mi è capitato troppe poche volte nella vita. Parli con chiunque, scambi sorrisi e abbracci con tutti, poi capita magari che spunta qualche faccia conosciuta e allora l'abbraccio si fa più sfrontato, i baci schioccano... ci sono perfino le maestre, i bibliotecari... persone che sei abituato a frequentare in ambiti lavorativi e, nel rispetto proprio di quegli ambiti, ci si è magari annusati in passato, intuendosi, ma senza mai lasciarsi veramente andare, nel nome di una imposta "asetticità" che in ambito educativo è solo un'idiota e castrante ipocrisia che niente ha da spartire con il rispetto dei pupi in formazione e troppo con una visione meschina e disumanizzante della scuola. Ora invece ci si lascia andare all'inequivocabile conferma di quello che si era sempre saputo "ma allora anche tu? Sì, e tu..." non ce lo si dice ovviamente, ma quel riconoscersi sta tutto nella forza degli abbracci, quel riconoscersi sta nel lasciarsi andare all'appartenenza. Poi arriva il sindaco, si ascolta, ci si indispettisce un pò per quelli, pochi, che faticano a distinguere un popolo da una massa, e per quelli, pochi, che scambiano una festa civile in una festa da stadio, ma c'è da ascoltare e con l'ascolto si piega anche l'idiozia dei pochi: c'è da ascoltare un uomo mite che dimostra pulizia, semplicità, imbarazzo. Un uomo che non nasconde incertezze anche, un essere umano insomma e non un fantoccio che recita la parte del superuomo come troppo spesso abbiamo dovuto soppportare, umiliati e avviliti. Ora non lo siamo più per niente, non siamo nè umiliati nè avviliti, tutt'altro, siamo un popolo che ricambia l'umanità di un uomo con abbracci fatti di applausi e cori, fino al saluto, finchè si sciama di nuovo, si torna verso le proprie case ma c'è ancora il tempo per il canto, il tempo dell'incanto... sì, sembra un incantesimo, c'è qualcosa di surreale ma la metropolitana si accende di canzoni... c'è "Bella ciao" ovviamente ma c'è perfino "Fischia il vento" e "Avanti popolo" ma la cosa davvero incredibile è il cantare! Si riscopre la felicità del cantare in coro, del cantare in popolo... e quando scendo mi raccomando agli altri "E domani... uguale! Dobbiamo cantare, cantare tutti i giorni!"

 

Che iddio ti cerry!

lunedì 23 maggio 2011

Il sole


- Sapete una cosa? L'ho fatto! Ho preso la mia decisione, ora siamo liberi
- Ah sì? Qual è questa decisione?
- Io non sono più una divinità. Ho rifiutato il destino e non sono più una divinità
- E' così?
- Sì
- Dunque ora siete un comune mortale?
- Sì, infatti... cosa c'è? Secondo voi forse non avrei dovuto farlo?
- Cosa vi disturbava nell'essere divino?
- Cosa mi disturbava? ...Era molto scomodo...

Che iddio ti cerry!