In notti come questa, quando non riesco a dormire, mi siedo vicino alla finestra e conto le cose grazie alle quali mi sostengo. Non sono molte, è un rosario di appena quattro-cinque grani, tanti ne sono rimasti. Li ripeto come mia figlia, quando aveva due anni, ripeteva la sera a Berlino: mamma, papà, nonna, nonno, mamma, papà, nonna, nonno, mamma… A volte, quando la corona del rosario le sembrava troppo corta, aggiungeva buda (così chiamava il gatto) e buda-bau (per il cane, un gatto che abbaia). L’intera ronda di notte.
Georgi Gospodinov
Che iddio ti cerry!

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