sabato 30 aprile 2011

Allegra

Ho maturato nel tempo la convinzione che sia una prerogativa di noi gente della pianura, quella specie di vocazione irresistibile a essere cantastorie, anche quando le storie sono così piccole che non meriterebbero di essere cantate. Non potendo vantarci di audaci arrampicate sulle cime o di ardite navigazioni tra i marosi, ci ingegniamo nell'iperbole, capace di nobilitare anche le gesta meno eclatanti; o forse l'orizzonte sconfinato, lontano e vertiginoso che abbiamo intorno ci ubriaca e ci stimola così tanto da portarci a straordinarie forme di immaginifica, visionaria follia.


...


Le piacevano così tanto, le navi e il mare.
Eraldo Baldini

Che iddio ti cerry!

Tra un silenzio e l'altro...



Che iddio ti cerry!

venerdì 29 aprile 2011

One man revolution


...but two man with an E-Street Band can make a better revolution

Che iddio ti cerry!

Mamma che cos'è una lingua?


 Una lingua è la casa dove abita l'uomo


Non si abita un paese, si abita una lingua. 
Una patria è questo e nient'altro 
E.M.Cioran

Che iddio ti cerry!

mercoledì 27 aprile 2011

Igiene



E se provassimo a non ascoltare nulla?
Il silenzio è l'elemento del nostro mondo rumoroso che apprezziamo meno, e che minacciamo di seppellire brano dopo brano. Il silenzio è l'esperienza musicale più a rischio della nostra epoca. Aumentandolo, potremmo scoprire cosa stiamo cercando di soffocare con tutta questa musica, cosa non abbiamo la forza di sentire.
Nikil Saval


Che iddio ti cerry!

venerdì 15 aprile 2011

Sergej


Oggi avrei una gran voglia di pisciare
Dalla mia finestra sulla luna



Che iddio ti cerry!

domenica 27 marzo 2011

Il gioiello

"Il mondo è grande ed è bello, ma è molto offeso" scriveva Elio Vittorini e sulle sue strade, o nelle sue stanze, ho pescato un piccolo gioiello (sì, avevi ragione, un gioiello!)
Trascrivo e saluto con un pò di quei suoni che hanno viaggiato nelle mie orecchie negli ultimi giorni...


Scorro, schiumo, sciabordo.
Porto sulla cresta delle correnti
l'acqua placida e ogni furia.
Nelle mie viscere più profonde
custodisco i loro lamenti.
Le dita delle mie onde accolsero
quelle silenti disperazioni
e restituirono loro il sonno più antico:
l'ultimo sonno senza sogni
che rapisce i pensieri
e cancella ogni paura
e si prende il respiro
che si fa statua di cera.
Immobile. Gelo.
Li ho cullati uno a uno
e li ho adagiati sul fondo del fondo.
Scorro, schiumo, sciabordo.
Ma che paese è mai questo?
Che uomini sono
quelli che hanno negato la mano
ai loro fratelli?
E poi la terra sui poveri resti
corrosi dal sale
fatti a pezzi
dai denti affilati
dei pescecani?
Scorro, schiumo, sciabordo
sotto il cielo di Capopassero.
Io li ho veduti.
Io sono testimone.
Accompagno quelli che vanno per mare
e nell'abisso custodisco
i loro lamenti.
I lamenti rimasti impigliati nelle reti
gonfie di nuvole di pesce azzurro
e di tonni.
E di mani e di braccia e di gambe frantumate.
E di occhi galleggianti. Sgranati.
E di pezzi di cuore
scampati ai morsi
dei figli del mare.
Scorro, schiumo, sciabordo.
Io che li ho restituiti
in braccio alle correnti
per adagiarli nell'abisso
io sono testimone
e l'unico
che può chiamarsi innocente.
Scorro, schiumo, sciabordo.
Ho pianto con il loro pianto
ho ruggito con il loro urlo
ho intonato il loro lamento
e un canto.
E ho udito un pescatore
ascoltare quelle voci
e gridare alla tempesta
alle stelle, alla notte, al vento
e finanche agli angeli dei pescatori
l'ho udito gridare:
"C'è qualcuno che piange qui?".
Scorro, schiumo, sciabordo.
I mari non hanno altra voce.
Non posseggono altra risposta.
Tempesta è tempesta. Bonaccia è bonaccia.
A loro è risparmiata la malinconia del dubbio.
Scorro, schiumo, sciabordo.
Ma che paese è mai questo?
Che uomini sono
quelli che fanno finta di niente?
Che vedono e non hanno visto?
Che sentono e non hanno udito?
Che sanno e non hanno saputo?
E che celebrano le differenze come colpa?
Che distinguono il diritto alla pace
per i vivi e per i morti
guardando al colore della pelle
al timbro di un passaporto
a un conto di valore a misura di merce?
Che pesano la gente a utile carne
come si fa coi porci?
Che uomini sono questi?
Scorro, schiumo, sciabordo.
E' questa la voce del mare.
Io sono testimone.
Ho avuto pietà del loro dolore
e li ho adagiati
- come fa la madre la sera col figlio
prima di consegnarlo alla notte -
li ho adagiati nell'acqua di un fosso.
Ho restituito loro il silenzio.
Ho consolato il loro lamento.
E il fracasso dei morti
è diventato un canto.
Un canto clandestino
che saliva dall'abisso.
Mimmo Sammartino
 



Che iddio ti cerry!